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Da tempo viene dibattuto il problema della sicurezza
nelle città, dei furti, degli scippi, della
criminalità piccola o grande in genere, ed ognuno presenta
la sua ricetta come la migliore. |
Taluni pensano che
la sicurezza aumenti semplicemente in proporzione al numero di agenti
che presidiano il territorio, altri che viviamo in una realtà
al riparo da qualsiasi preoccupazione, lontani dall’emergenza
conclamata delle metropoli.
Ma la verità
è che il concetto di sicurezza non si può racchiudere
in una definizione, perché è un «sentimento»
soggettivo, che evidenzia le necessità primarie e le paure
inconsce di ciascuno di ognuno di noi nel rapporto con gli altri.
La sicurezza, intesa come politica di
prevenzione generalizzata a tutela della comunità, deve alimentarsi
su spinte culturali, di coscienza civica,
integrazione e rispetto delle reciproche identità:
non è solo una questione di polizia, tantomeno di Polizia
municipale. Ciononostante, in un territorio omogeneo ed ancora solo
marginalmente lambito dai clamori della cronaca, l’attenzione
deve mantenersi costante. Ed è qui che entra in gioco la
funzione di presidio del Corpo unico di Polizia
municipale. Monitorare, ascoltare, prevenire, ridurre il conflitto
sociale, far sentire la propria presenza al fianco dei cittadini.
E’ qui che entrano in gioco i numeri, gli organici, ma anche
la qualità e la capacità di coordinamento delle nostre
tante forze di polizia sul territorio.
Questa è la scommessa
del prossimo futuro per il Corpo Unico di Polizia Municipale, e
le Amministrazioni comunali coinvolte lo assumono come impegno formale:
è chiamata «polizia di prossimità», più
semplicemente è la ricerca di maggiore contatto e comunicazione
con le reali aspettative dei cittadini, lo sviluppo intelligente
di una nuova cultura del servizio alla comunità. |